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Carta della Qualità degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna del Lazio

Progetto finanziato dall'Istituto Superiore degli Studi Penitenziari (I.S.S.P.P.)

Staff di progetto: Rita Andrenacci (Responsabile), Marina Riga (Responsabile esecutivo), Michela Boazzelli, Piera Gagliardotto, Gilda Losito, Patrizio Peruscello.

epe.pr.roma@giustizia.it


Il testo che segue è tratto dalla pubblicazione "Carta della Qualità degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna del Lazio" realizzata dal Provveditorato Regionale del Lazio, Ufficio dell'Esecuzione Penale Esterna, marzo 2009)




Presentazione

Il corretto rapporto tra cittadini ed istituzioni pubbliche si basa sulla capacità di queste ultime di dare risposte alle esigenze ed ai bisogni della comunità, nonché sul grado di coinvolgimento e partecipazione attiva alla vita delle amministrazioni locali.

La Carta della Qualità è il prodotto di quanto le istituzioni territoriali, e le esperienze più vive e vitali della comunità locale, hanno saputo esprimere in termini di miglioramento della qualità della vita e di progresso civile.

Essa:

- è uno strumento di tutela dei cittadini utenti rispetto ai diritti di cittadinanza;

- mira alla valutazione della qualità dei servizi, tenendo conto delle opinioni dell’utente/cliente interno ed esterno;

- è strumento per lo sviluppo di forme di collaborazione nel processo di progettazione, ma anche di gestione dei singoli servizi;

- consente la realizzazione di un nuovo modello di partecipazione diffondendo il concetto di cittadinanza attiva.


Protagonista principale della Carta della Qualità è, di conseguenza, la società civile in tutte le sue componenti: le amministrazioni pubbliche e gli enti locali, le organizzazioni economiche e del lavoro, le associazioni e le rappresentanze sociali, i cittadini singoli e associati senza distinzione alcuna.

Con essa si intendono fornire indicazioni e informazioni utili e, allo stesso tempo, riceverle. Non solo perchè la tutela dei diritti dei cittadini rientra tra gli obiettivi dell’Unione Europea, ma perché la sua realizzazione consente di garantire una crescita graduale e costante dell’istituzione in questo delicato settore. La redazione della Carta della Qualità non è quindi un adempimento burocratico, bensì un’opportunità per intraprendere un percorso di miglioramento della qualità dei servizi.

L’interazione tra i diversi soggetti, interni ed esterni, gli itinerari di costruzione condivisi che la redazione della carta ha comportato, rappresentano occasioni in cui tutti gli attori, avendo imparato da se stessi, sono in grado di riconoscere i limiti e le potenzialità del proprio operato.

Con questo progetto il sistema dell’Esecuzione Penale Esterna tende a:

1. promuovere i valori e le “pratiche” della cittadinanza attiva, intesa come partecipazione costruttiva alla vita della comunità di appartenenza;

2. rafforzare i legami e le relazioni fra il mondo dell’esecuzione della pena e la società civile;

3. sostenere il valore di inclusione sociale delle misure alternative;

4. potenziare la rete delle collaborazioni nella comunità locale.


La Carta, dunque, non si limita a regolamentare l’accesso ai servizi riproducendo la logica dei soggetti erogatori, ma si concentra sulle persone che devono ed hanno bisogno di accedere ai nostri Uffici. In tal senso essa si caratterizza come percorso progettuale finalizzato a conseguire gli obiettivi di promozione della cittadinanza. Un concetto, quest’ultimo, che si collega strettamente ai diritti che ogni persona ritiene debbano esserle riconosciuti nella vita di ogni giorno e nelle situazioni di disagio e di bisogno. La logica dei diritti sociali nella carta della qualità si collega strettamente con la logica dei doveri o meglio ancora con quella dell’incontro tra diritti e doveri, sociali e non. La Carta è, in sostanza, un patto tra il sistema di esecuzione penale esterna del Lazio e i cittadini – utenti per costruire un diverso e nuovo rapporto, perché la distanza produce disorientamento, demotivazione, rifiuto al coinvolgimento e alla partecipazione politica, alla vita di comunità.

Ed allora è necessario garantire ai cittadini:

- la sicurezza attraverso la certezza di percorsi di reinserimento sociale per le persone che hanno commesso reati e possono accedere alle misure alternative alla detenzione;

- il diritto di poter esprimere i propri bisogni, sostenuto da procedure visibili e/o percorribili;

- la riduzione del fenomeno della recidiva.


Se ne deve concludere che la Carta della Qualità è sì la “guida ai servizi”, ma è anche uno strumento in itinere che, facendo tesoro delle esperienze e degli eventuali errori, cercherà di rimanere al passo con le necessità emergenti.


Il Provveditore Regionale

Angelo Zaccagnino



Introduzione

La Carta della Qualità degli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna del Lazio (in seguito U.E.P.E.) è uno strumento per migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Un intento della Carta è quello di contribuire a diffondere una maggiore conoscenza di ciò che siamo, di cosa facciamo, di come operiamo; l’altro è quello di migliorare le collaborazioni con i servizi del territorio e con le istituzioni insieme alle quali siamo chiamati a realizzare i nostri compiti.

Per l’U.E.P.E. ciò significa che bisogna tenere conto di diversi soggetti:

- gli utenti che debbono essere aiutati a reinserirsi positivamente nella società;

- l’Autorità Giudiziaria che deve garantire l’applicazione delle leggi;

- la comunità civile che vuole servizi efficienti, sicurezza e percorsi positivi di risocializzazione;

- gli operatori del sistema dei servizi sociali e sanitari che si aspettano competenza, professionalità, disponibilità e collaborazione;

- gli operatori dell’esecuzione penale esterna che impiegano professionalità nel loro lavoro.


Questa Carta della Qualità rappresenta un impegno preso con gli interlocutori degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna, che così possono conoscere ciò che gli Uffici fanno anche sulla base di quanto essi dichiarano di garantire. Infatti la qualità di un servizio ha a che fare con la soddisfazione di chi lo riceve e di chi lo eroga.

La Carta si configura come uno strumento di partecipazione e trasparenza non solo per coloro che si rivolgono direttamente agli Uffici, ma anche per le reti familiari che di norma si prendono cura della persona condannata in modo definitivo.

I servizi offerti sono il risultato di una conoscenza del tessuto sociale, della competenza degli operatori, del continuo lavoro per la creazione di una rete sempre più ampia di opportunità e risorse, e rispondono alle problematiche sociali nell’ambito dell’esecuzione penale.

Attraverso la Carta della Qualità si stabiliscono i livelli minimi di servizi erogabili, si facilita l’accesso ad informazioni sui servizi offerti e sostenibili dagli Uffici, tenendo conto delle risorse umane e degli strumenti disponibili; inoltre si forniscono indicazioni per consentire l’espressione di valutazioni sul servizio ricevuto e segnalarne le criticità.

La Carta della Qualità degli U.E.P.E. del Lazio sarà oggetto costante di verifica degli obiettivi di miglioramento proposti, quindi strumento aperto a modifiche ed aggiornamenti.


La redazione della Carta é stata ispirata dai seguenti principi:

- Eguaglianza dei diritti

- Imparzialità nell'erogazione del servizio

- Continuità nell’erogazione dei servizi, intesa come regolarità e assenza di interruzioni

- Rispetto della persona e della sua dignità

- Partecipazione dei diversi interlocutori (portatori d’interesse) del sistema dell’Esecuzione Penale Esterna alla redazione della carta

- Trasparenza intesa anche come esplicitazione di obiettivi, di scelte, di orientamenti, nonché dei diritti e dei doveri dell’utente e degli operatori

- Efficienza ed efficacia degli interventi, in termini di garanzia di qualità delle attività svolte.


Con l’adozione della Carta della Qualità si prevede di conseguire:

- una maggiore conoscenza dell’esecuzione penale esterna e delle misure alternative alla detenzione, da parte di tutta la popolazione;

- una maggiore incisività nelle politiche del territorio;

- l’applicazione ed il miglioramento del sistema degli indicatori di qualità degli interventi;

- la valorizzazione della professionalità del personale degli Uffici;

- la ricerca di soluzioni organizzative che favoriscano la partecipazione dei soggetti interessati.

Nota Metodologica

Al percorso formativo realizzato nel 2007, denominato “Comunicare condividere agire la qualità”, hanno partecipato circa 50 operatori degli U.E.P.E. del Lazio. Esso ha rappresentato la base logica ed esperienziale su cui costruire la Carta della qualità.

La prima edizione è stata realizzata attraverso il coinvolgimento di tutti gli operatori degli U.E.P.E. e dei più rilevanti portatori di interesse.

Una posizione significativa nella costruzione della Carta è stata ricoperta, infatti, dagli stakeholder che sono stati in itinere coinvolti e ascoltati attraverso incontri e focus group.

A livello regionale è stato svolto un incontro con la Magistratura di Sorveglianza e gli stakeholder interni: il Provveditore, il Direttore Generale dell’Esecuzione Penale Esterna, il Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Studi Penitenziari, il Direttore dell’Ufficio II dell’Istituto Superiore di Studi Penitenziari, il Direttore dell’Ufficio Studi e Ricerche, il Direttore dell’Ufficio del Personale e della Formazione e il Direttore dell’Ufficio Detenuti e Trattamento del Provveditorato del Lazio, il Direttore dell’Ufficio IV della Direzione Generale Detenuti e Trattamento.

Presso ogni Ufficio locale sono stati coinvolti diversi interlocutori: utenti, servizi sociali e sanitari, terzo settore, forze dell’ordine, Magistratura di Sorveglianza, Direttori e operatori degli Istituti Penitenziari.


La metodologia adottata è stato il lavoro di gruppo, in una logica di scambio e di cooperazione che ha collegato tra loro tutti i gruppi di lavoro:

- lo staff di progetto;

- i tre gruppi locali U.E.P.E.;

- il gruppo di coordinamento regionale.


Ogni gruppo è stato coordinato da un esperto formatore, ed ha svolto il suo lavoro nel periodo compreso tra marzo e novembre 2008.

Il gruppo regionale ha rappresentato una sede di “concertazione” e “armonizzazione” dei lavori prodotti in sede locale dagli U.E.P.E. e un luogo di elaborazione di idee e soluzioni per il progetto medesimo.


Hanno partecipato ai gruppi:

U.E.P.E. di Roma e Latina:

gli assistenti sociali Anna Alessandrì, Concetta Assenza, Cristina Ciurcovich, Daniela Landolfi, Vincenzo Lombardo, Susanna Maggi, Giovanna Palazzi, Valeria Verde, Roberta Maestri;

i collaboratori amministrativi Stefania Gelfù, Rosanna Silvestri;

l’agente di polizia penitenziaria Silvia Concolino;

l’esperto formatore Antonella Rissotto.


U.E.P.E. di Frosinone:

gli assistenti sociali Luzia Rossini, Riccardo Palma, Luisa Turriziani, Massimiliano Di Cicco, Cinzia Tantari, Patrizia Romano, Barbara Marzilli;

i collaboratori amministrativi Morena Cipolla, Piero Caldarelli, Simona Vincenti, Andrea Quintiliani, Angela Polin, Cinzia Villani;

l’agente di polizia penitenziaria Mauro Petrilli;

l’esperto formatore Lluis Peris.


U.E.P.E. Viterbo e Rieti:

gli assistenti sociali Paola Mariani, Tiziana Puzzovio, Cristina Bellachioma, Teresa Mariotti, Anna Bellamacina, Luigi Pagliaccia, Ida Maria Elisabetta Samperi, Aurora Rosa;

i collaboratori amministrativi Simonetta Campitelli;

l’agente di polizia penitenziaria Roberto Neri;

la psicologa Anna Di Salle;

l’esperto formatore Marco Accorinti.


U.E.P.E. P.R.A.P.

Rita Andrenacci - direttore dell’Ufficio E.P.E del Provveditorato Regionale del Lazio e responsabile del progetto;

Marco Accorinti - ricercatore CNR

Michela Boazzelli - assistente sociale componente dello staff di progetto;

Caterina Caldarola - direttore dell’ U.E.P.E Viterbo e Rieti;

Rita Crobu - direttore dell’U.E.P.E. Roma e Latina;

Piera Gagliardotto - assistente sociale, componente dello staff di progetto;

Paolo Guerra - direttore reggente dell’ U.E.P.E Frosinone;

Gilda Losito - assistente sociale componente dello staff di progetto;

Lluis Peris - sociologo e assistente sociale

Patrizio Peruscello - collaboratore amministrativo, componente dello staff di progetto;

Marina Riga - assistente sociale responsabile esecutivo del progetto;

Antonella Rissotto - ricercatrice C.N.R.;

l’esperto facilitatore Emilio Vergani.